CONVENZIONE CON TRIBUNALE DI NAPOLI PER IL RECUPERO SOCIALE DEI CONDANNATI
L’accordo, che prevede la possibilità di espiare la sanzione al di fuori delle strutture penitenziarie, mediante lo svolgimento di un lavoro di pubblica utilità, è rivolto a tutti i condannati per reato di spaccio di sostanze stupefacenti, violazioni colpose al codice della strada, a coloro i quali sia stato applicato l’istituto della conversione della pena e ai condannati che abbiano già goduto del beneficio della sospensione condizionale della stessa.
Inoltre possono richiedere di svolgere un lavoro di pubblica utilità i condannati per reati rientranti nella competenza del Giudice di Pace.
Tali attività, non retribuite, saranno coperte da assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali a totale carico della Provincia di Napoli, e saranno rivolte ai condannati che risiedono nel territorio della provincia di Napoli, ad esclusione della città capoluogo, per la quale sarà predisposta un’ulteriore convenzione.
La Provincia di Napoli accoglierà fino a un numero massimo di 10 persone che potranno essere impiegate in vari settori, particolarmente ecologico e di sostegno ai disabili, con l’esclusione degli istituti scolastici o degli enti ospedalieri.
Cesaro si è impegnato altresì ad individuare imprese artigianali e commerciali, associazioni o cooperative che si rendano disponibili ad accogliere i lavoratori di pubblica utilità.
“Tali attività – ha affermato il Presidente Cesaro - sono tese ad un moderno ed efficiente reinserimento sociale del condannato. La forte valenza educativa insita nel provvedimento rappresenta un valore aggiunto per l’ente provinciale. L’impegno che ci assumiamo è serio e meritevole di grande attenzione, perché mira ad offrire non soltanto una seconda possibilità a chi ha sbagliato, ma – ha concluso il presidente - anche ad indicare il percorso da seguire per chiudere in maniera definitiva la propria negativa esperienza delinquenziale”.
Il presidente del Tribunale di Napoli dott. Carlo Alemi, da parte sua, associandosi a quanto detto dal presidente Cesaro ha chiarito che “si tratta dell’applicazione da parte del giudice penale di pene alternative a quelle detentive, così da consentire finalmente di sviluppare la funzione rieducativa della pena. Inoltre – ha aggiunto il presidente Alemi – una struttura congiunta costituita dal Tribunale e dalla Provincia di Napoli verificherà e sottoporrà a monitoraggio l’espletamento di tale nuova attività”.
La convenzione tra Provincia di Napoli e Tribunale avrà la durata di un anno e potrà essere rinnovata alla scadenza.
http://www.provincia.napoli.it/AGENZIESTAMPA/Module_Content_0403.html?
Servizi online del Giudice di pace
• accedere tramite internet alle informazioni sullo stato dei procedimenti proposti innanzi al giudice di pace contenute nella banca dati del software ministeriale Sistema Informatico Giudice di Pace (SIGP), in uso presso gli uffici del giudice di pace
• compilare online:
1) un ricorso in opposizione a sanzione amministrativa (O.S.A.) e la relativa nota di iscrizione a ruolo. E’ possibile compilare anche la sola nota di iscrizione a ruolo. Se l’utente fornisce una e-mail potrà ricevere comunicazioni e aggiornamenti sul ricorso, una volta iscritto a ruolo. È possibile compilare il ricorso online e la relativa nota d’iscrizione esclusivamente per proporre opposizione avverso:
* verbali, cartelle esattoriali, ordinanze del prefetto a seguito di violazione del codice della strada
* ordinanze del prefetto per emissione di assegno a vuoto
* altre violazioni di competenza del giudice di pace, che non rientrino nelle materie escluse
2) un ricorso per decreto ingiuntivo (D.I.) e la relativa nota di iscrizione a ruolo. E’ possibile compilare anche la sola nota di iscrizione a ruolo. Se l’utente fornisce una e-mail potrà ricevere comunicazioni e aggiornamenti sul ricorso, una volta iscritto a ruolo.
ATTENZIONE: una volta compilato e stampato il ricorso in opposizione a sanzione amministrativa e la nota di iscrizione a ruolo completa di codice a barre, è necessario spedirlo tramite raccomandata A/R o presentarlo personalmente all’ufficio del giudice di pace competente, nei termini di legge, completo degli allegati elencati in calce alla nota d’iscrizione
Il ricorso per decreto ingiuntivo invece non può essere spedito, ma deve necessariamente essere presentato all’ufficio del giudice di pace competente.
Presso gli uffici del giudice di pace che hanno attivato il servizio è prevista una “corsia preferenziale” per chi si presenta allo sportello per iscrivere a ruolo fascicoli contenenti la nota d’iscrizione redatta col metodo del codice a barre.
Per utilizzare il servizio è necessario un computer con il collegamento a internet e una stampante. Non è necessario essere dotati di posta elettronica, ma è possibile, fornendo un indirizzo e-mail ricevere direttamente le comunicazioni e gli aggiornamenti sul ricorso successivamente alla sua iscrizione a ruolo.
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http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_3_6_2.wp?previsiousPage=mg_3_s
Incompatibilità , confronto tra magistrati e avvocati campani
http://ilvelino.it/articolo.php?Id=1205140&IdCanale=13
Sfascio giustizia: chiude il tribunale di Marano .Alemi denuncia la situazione e punta il dito contro l’inerzia del governo
Alemi: «Situazione gravissima dal ministero mai ricevuto risposte»
«A Marano siamo costretti a chiudere - spiega Alemi - non intendo assumermi responsabilità sulla incolumità di magistrati, avvocati e di quanti si recano in Tribunale: per questo ho disposto il trasferimento di tutte le attività di ufficio e di udienza nella sede del palazzo di Giustizia di Napoli, qui al Centro direzionale». La data è già stata fissata: dal primo gennaio migliaia di fascicoli (e di cause) si riverseranno sul Tribunale napoletano. Con le conseguenze di intasamento e paralisi che sono facilmente immaginabili. Riepiloghiamo: perché questo trasferimento? «La causa è il cedimento strutturale di alcuni pilastri dell’edificio che ospita la sede distaccata, in via Nuvoletta. Dal momento che io sono anche il “datore di lavoro” ho l’obbligo di preoccuparmi dell’incolumità dei miei dipendenti, e non solo. Di qui la decisione di chiudere quella sede. Una decisione inevitabile». A quando risale la sua lettera al ministero della Giustizia? «Non una missiva, ma diverse. La prima risale al 2009, ed era indirizzata al Comune di Marano, al ministero della Giustizia, al Consiglio superiore della magistratura e al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. A tutti questi organi prospettai il rischio ormai imminente». E che risposte ottenne? «Nessuna». Possibile? «Sarò più chiaro: qualcuno, a cominciare dal Comune, ha replicato precisando che avrebbe cercato soluzioni alternative, ma che non aveva fondi da destinare. Da via Arenula, invece, nulla. Nemmeno un telegramma». Ma lei ha insistito... «Il dieci settembre sono tornato alla carica, riscrivendo a tutti. Il senso della comunicazione era questo: “Cari signori, visto che non avete fatto niente di fronte ai miei solleciti, trasferirò tutte le attività giudiziarie e amministrative al Centro direzionale”». Conclusione? «Non c’è la minima volontà politica di risolvere il problema. Non riesco a pensare ad altro se non a questo. E lo stesso discorso vale rispetto alle altre emergenze che stiamo vivendo, a cominciare da quella relativa alla riduzione del personale amministrativo».
Giuseppe Crimaldi
Il Mattino il 22/09/2010
Giugliano, fallita l’eterna promessa della «cittadella»
E a Giugliano il tribunale metropolitano è rimasto fantasma. Sarebbero stati necessari appena diciotto mesi per realizzare su un terreno di via Pigna la cittadella giudiziaria che, nel lontano 1999 sembrava avesse preso forma grazie a un decreto dell’allora ministro Diliberto, nel quartiere di nuova espansione Casacelle, collegato direttamente all’asse mediano. Luogo ideale, tempi brevi, potenziamento delle forze dell’ordine e giustizia celere assicurata su un territorio considerato ad alta densità criminale. Sembrava quasi cosa fatta tant’è che l’amministrazione di Marano, città che come Pozzuoli ospitava l’ex Pretura e che sarebbe passata sotto la competenza di Giugliano, se ne ebbe a male e i politici dei due comuni si scannarono per scipparsi vicendevolmente la sede. Le cronache parlano anche di accuse tra i sindaci dell’epoca su un presunto scambio tribunale- inceneritore. Un braccio di ferro inutile. La vittoria di Giugliano, infatti, è stata effimera. E di amministrazione in amministrazione, nonostante i periodici appelli al ministero della Giustizia, il progetto, che avrebbe dovuto intercettare le risorse necessarie, 78 miliardi delle vecchie lire, anche grazie alla partecipazione dei privati con il cosiddetto project financing, dopo numerosi tentativi di inaugurare delle sedi provvisorie in un ex liceo di via Pirozzi e nell’ex comando delle Fiamme gialle di piazza San Nicola, nel 2007 è stato archiviato in favore di uno che sembrava più fattibile e, soprattutto finanziabile. Decisivo per questa scelta che passò in Consiglio comunale dovette sembrare l’impegno strappato all’allora ministro Mastella e alla Regione. L’idea, in effetti, era suggestiva: si pensava di utilizzare i fondi del Pon sicurezza per trasformare un’ex concessionaria di automobili, confiscata ai clan sulla circumvallazione esterna, per la sede del tribunale mentre le palazzine accanto avrebbero ospitato la Procura. Politici e associazioni esultarono, ma anche di quest’ipotesi, prima per questioni tecniche e poi anche per la carenza di fondi, se n’è persa traccia. Due anni fa si era ritornati alla prima idea – senza perdere di vista la possibilità di utilizzare, con tutta la forza simbolica che questa scelta ha, un bene confiscato alla camorra- cioè di costruire ex novo il palazzo di Giustizia. Il terreno - acquisito al patrimonio comunale e poi confluito anch’esso nel Consorzio Sole della Provincia di Napoli - destinato all’impresa impossibile si trova sul litorale, a pochi passi dall’ingresso della variante che collega Licola di Giugliano alla tangenziale. Ma anche in quest’ultimo caso, la comunicazione del «no» secco dal ministero per carenza di fondi, arrivata l'anno scorso, ha lasciato anche quello spazio desolatamente vuoto.
Tonia Limatola
Il Mattino il 22/09/2010
http://www.internapoli.it/articolo.asp?id=19059
Avvio del sistema Siecic, gestione dei registri della sezione fallimentare e delle esecuzioni immobiliari per il Tribunale di Napoli
http://www.giustiziacampania.it/opencms/opencms/giustiziacampana/index.html
POZZUOLI – Tribunale: arrivano i mezzi pubblici
E' questo il risultato della riunione svoltasi ieri a Palazzo Matteotti su proposta dell'assessore ai Trasporti della Provincia di Napoli, Antonio Pentangelo, e alla quale hanno partecipato il sindaco del Comune di Monte di Procida, Francesco Jannuzzi, l'avv. Michele Costagliola in rappresentanza del Comune di Bacoli, il consigliere provinciale Tommaso Scotto di Minico, gli avvocati Francesco Palmese e Nunzia Nigro, in rappresentanza del Sindacato Forense Puteolano,l'ing.Iovieno Salvatore del Ctp, Celestino Dortona della Direzione Trasporti della Provincia di Napoli.
"Le numerose segnalazioni pervenute da parte dell'utenza delle difficolta' per raggiungere la nuova sede del Tribunale di Pozzuoli e rappresentate dal Sindacato Forense Puteolano - ha spiegato l'assessore Pentangelo - hanno reso necessario l'apertura di un tavolo che affrontasse la situazione".
"Grazie alla disponibilita' di tutti gli intervenuti, e in piena sintonia con il presidente Cesaro, si e' deciso di istituire una linea di interscambio mare, terra, gomma, ferro presso il porto di Pozzuoli che possa favorire la cittadinanza nel raggiungere la sede del Tribunale - ha concluso Pentangelo".
Un vittoria questa per il sindacato forense e per i consiglieri provinciali residenti nei comuni flegrei, in particolare, rispettivamente, per Nunzia Nigro e per Tommaso Scotto.
http://www.notiziarioitaliano.it/paesiflegrei/attualita/48463/tribunale-arrivano-i-mezzi-pubblici.html
Chi sono e quanto durano in carica i 27 membri del Csm
Il nuovo Csm, dopo l'elezione degli 8 membri laici, sara' finalmente al completo. L'organo di autogoverno della magistratura, e' presieduto dal Capo dello Stato che ne e' membro di diritto insieme al Primo Presidente e al Procuratore della Corte Suprema di Cassazione: e' l'articolo 104 della Costituzione a prevederlo.
A parte i tre membri di diritto, siedono a Palazzo dei Marescialli 24 componenti, eletti per i 2/3 da tutte le toghe ordinarie tra gli appartenenti a tutte le componenti della magistratura (membri togati) e per 1/3 dal Parlamento riunito in seduta comune tra i professori universitari in materie giuridiche e avvocati che esercitano la professione da almeno quindici anni (membri laici).
Con la presenza di questi ultimi, la volonta' dei costituenti era quella di impedire che l'autonomia e l'indipendenza della magistratura si trasformasse nella creazione di una specie di casta separata da tutti i poteri dello Stato e gelosa dei suoi privilegi. La stessa ragione ha spinto ad attribuire la presidenza del collegio al Capo dello Stato, anche se si tratta di una presidenza di carattere per lo piu' formale e simbolico, visto che il Csm elegge, tra i membri laici, un vicepresidente che svolge concretamente tutti i compiti connessi alla presidenza del collegio.
I togati sono 16 (2 sono giudici di Cassazione, 4 sono giudici requirenti, 10 sono giudici di merito), mentre i laici sono 8: i componenti di Palazzo dei Marescialli durano in carica 4 anni e non sono immediatamente rieleggibili. La loro carica e' incompatibile con quella di parlamentare o di consigliere regionale.
La materia e' regolata dalla legge 24 marzo 1958, n. 195, piu' volte modificata, da ultimo con la legge 28 marzo 2002, n. 44. Quest'ultima ha introdotto importanti riforme, destinate ad avere una notevole influenza sull'attivita' del Csm. La prima novita' e' stata la riduzione del numero dei membri elettivi del Consiglio da trenta a ventiquattro.
Inoltre, si e' radicalmente modificato il meccanismo elettorale della componente togata, prevedendo la candidatura dei magistrati a titolo individuale e non piu' nell'ambito di liste contrassegnate da un logo ed istituendo tre collegi nazionali distinti, rispettivamente, per l'elezione di due magistrati di legittimita', dieci giudici di merito e quattro pubblici ministeri presso uffici di merito. E proprio in quest'ultima tornata elettorale, e' stata messa in pratica l'ultima novita'. E' stato eletto tra i togati, Paolo Corder, magistrato 'indipendente', che ha corso slegato da ogni corrente. Il nuovo vicepresidente sara' il 17esimo nella storia di Palazzo dei Marescialli.
La partita invece, per i togati, si e' gia' chiusa. Cambiano di poco gli assetti del prossimo Csm rispetto a quello ancora in carica. Dopo la conclusione dello spoglio delle schede, e l'elezione nei giorni scorsi dei 16 nuovi consiglieri togati di Palazzo dei Marescialli, la 'mappa' dei seggi attribuiti alle varie correnti e' stata delineata.
A perdere un seggio e' la corrente di sinistra delle toghe, Magistratura democratica, che nella prossima consiliatura vede tre poltrone occupate al posto delle quattro attuali. Situazione immutata invece per le altre correnti, che mantengono salde le quote dei togati ancora in carica: Magistratura Indipendente, corrente piu' moderata, ne vede confermati tre, sei quella di centro di Unicost, e tre i 'verdi' del Movimento per la Giustizia.
Dunque, anche se Mi ha riscosso un enorme successo alle elezioni, con due candidati in pole position tra i pm e i giudici, i suoi seggi non aumentano. Una novita' invece e' rappresentata dall'entrata in scena di una delle toghe 'indipendenti', ossia dei candidati che avevano deciso di correre da soli staccandosi da ogni appartenenza correntizia.
E il sogno di una rivoluzione interna alla magistratura, dove non ci sia piu' correntismo, con l'elezione di Paolo Corder, non e' tramontato, anche se i suoi colleghi indipendenti non ce l'hanno fatta.
Corder, che arriva dal tribunale di Venezia, ex componente della giunta dell'Anm e appartenente alla corrente di Unicost, ha deciso di rompere gli schemi uscendo da solo allo scoperto. Nel dettaglio, i due magistrati eletti alla Cassazione sono Aniello Nappi (Movimento per la Giustizia), consigliere presso la Suprema Corte, che ha sbaragliato gli avversari con 2665 voti e il sostituto pg di piazza Cavour Riccardo Fuzio (Unicost), che ne ha avuti 1999.
I posti destinati ai 4 pm, saranno invece ricoperti da Angelantonio Racanelli, sostituto procuratore romano di Magistratura indipendente (in pole position sugli altri), Paolo Auriemma, anch'egli sostituto procuratore a Roma ed esponente di Unita' per la Costituzione, Vittorio Borraccetti, procuratore di Venezia ed esponente di Magistratura democratica e Roberto Rossi (Movimento per la Giustizia), sostituto procuratore a Bari e tra i titolari delle indagini che hanno riguardato il ministro Fitto.
Infine, i dieci giudici eletti per il nuovo Csm sono il presidente di sezione del tribunale di Palermo Tommaso Virga, Mariano Sciacca (tribunale Catania), Pina Casella (tribunale Napoli) e Alberto Liguori che lascia la guida del Tribunale di sorveglianza di Catanzaro, tutti e tre di Unicost.
E ancora, Francesco Cassano (consigliere della Corte d'Appello di Bari) di Magistratura Democratica, Paolo Carfi' (consigliere della Corte d'Appello di Milano) del Movimento.
Poi Alessandro Pepe (tribunale Napoli) di Magistratura Indipendente, Giovanna Di Rosa di Unicost (tribunale sorveglianza Milano), Francesco Vigorito di Md (presidente di sezione del tribunale di Roma)e l''indipendente' Paolo Corder.
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Chi-sono-e-quanto-durano-in-carica-i-27-membri-del-Csm_751467276.html
La crisi dell’avvocatura
Il peggioramento delle condizioni e le angosce delle forze economiche non hanno risparmiato il ‘capitalismo intellettuale’ ossia la categoria delle professioni conoscitive che, terzo pilastro della struttura economica del Paese, ha concorso al disfacimento della ricchezza reale ed ovviamente ne ha pagato anche le dure conseguenze.
Per fare fronte a tale mutamento l’idea di una nuova etica delle professioni liberali viene indicata da illustri economisti e sociologi come lo start up obbligato per uscire dalle paure del momento e per dare un nuovo impulso ai paesi ad economia avanzata.
Se si concorda con tale analisi, appare serio, in un quadro caratterizzato da dinamiche di cambiamento etico e sociale, individuare, da parte dell’ avvocatura, maggioranza senza cittadinanza di parola, percorsi di partecipazione significativamente nuovi per il mercato delle libere professioni.
E dunque cosa fare?
Se per il Presidente Emerito della Corte di Cassazione V. Carbone “in un libero mercato di servizi, la moltiplicazione del numero degli operatori è sempre un dato positivo. Ma nel caso della Giustizia gli Avvocati da un lato offrono un servizio alle parti, dall’altro lo richiedono al sistema pubblico. Occorre, allora, valutare, anche avvalendosi dell’esperienza degli altri Paesi, fino a quando tale abbondanza di operatori sia davvero funzionale a dar voce alle giuste pretese dei cittadini, e quando invece l’assenza di un numero chiuso (come accade per notai e giudici) non comporti, invece, un surplus di domanda di Giustizia, rispondente non più solo, e non più tanto, alle suddette pretese. Tale surplus ricade a carico del sistema, e potrebbe costituire una delle cause per le quali le risorse destinate dall’Italia risultano insufficienti rispetto ad altri Paesi con analoga "offerta" di Giustizia ma con ben minore, e più "filtrata”, "domanda”.
Michelina Grillo sostiene che “non è, gli spazi sono sempre più angusti, i guadagni ridotti salvi i livelli d’eccellenza, i costi per la gestione degli studi in vertiginoso e costante aumento, la concorrenza spietata. E’ un danno per la collettività, che deve poter contare su professionisti realmente preparati e motivati, che possano adeguatamente rappresentare i diritti e accompagnare con la loro consulenza lo sviluppo delle aziende in una società globale, caratterizzata da una produzione normativa dilagante”.
Ma lo stato dell’arte è veramente opaco.
Come tutte le legislature, anche quella in corso si è aperta con il deposito di alcune proposte di legge avente ad oggetto la riforma delle professioni forensi.
E come tutte le proposte, il cuore pulsante dei disegni di legge è l’accesso alla professione e l’assoluta autoreferenzialità del sistema ordinistico.
Tale impianto confligge con un dato indubitabile cioè la scolarizzazione del paese e il permearsi della professione di ingressi dal basso, per cui siffatta contingenza imporrebbe di superare gli egoismi di pura conservazione che sono tipici dei saperi generalisti e di spostare il baricentro della discussione sulla governance dell’accesso.
Non è mistero per nessuno che gli studenti italiani per conseguire il diploma di laurea impiegano il doppio del tempo dei giovani europei sicchè i candidati al lavoro forense sono, già “fuori mercato” al momento dell’accesso per cui essi sono costretti a rincorrere il “contenzioso umile” ovvero correre dietro un dominus che come Crono, per non essere detronizzato, divora i propri figli praticanti.
In tutto questo gli Avvocati sono poco e male tutelati.
In alcuni casi gli avvocati sono esclusi dalla governance legislativa; in altri casi il partito forense, incollatosi alla sedia del potere ed incapace di dettare i tempi della governance, diventa il parruccone ideale per il mantenimento dei privilegi.
La crisi lavorativa può rappresentare il superamento di un dibattito stantio appoggiato sul binario sistema ordinistico ed accesso ed aprire una grande riflessione sul ruolo etico e propositivo della figura dell’avvocato in una società europea ove accanto all’ emersione di diritti emergenti vi è la produzione di servizi imprescindibili.
Occorre, dunque, da una parte superare le diffidenze con cui gli ordini e gli avvocati hanno accolto la richiesta di riformare la professione e di aprirla al mercato, dall’altro di valorizzare il Know How della professione mediante un’alta specializzazione aderente alle nuove esigenze del ‘mercato’ dei diritti.
Ma il numero di avvocati e praticanti avvocati appare spaventosamente sproporzionato alla richiesta ed il legislatore, intenzionato ad alfabetizzare il paese, con scelte azzardate sta consegnando la formazione ai più.
Cosa sono le Università Telematiche, perché nei circondari dei tribunali vi sono sedi universitarie e laddove non vi sono perché gli ordini reclamano la loro istituzione?
I Laurifici non sono un bene né per i giovani né per i cittadini. La politica del pezzo di carta a tutti ed a tutti i costi è una iattura per il paese perché illude i giovani e le famiglie e deforma le menti e le capacità individuali.
Nella sala dei busti di Castel Capuano l’avvocatura napoletana ha voluto celebrare il ricordo del Presidente De Nicola e Guido Alpa ha ricordato che “nei difficili momenti che sta attraversando il Paese, astretto tra la crisi economica, il difficile dialogo politico e l’avvio di importanti riforme - come quella della giustizia civile e quella della professione forense- è di grande conforto il riferimento ai modelli imperituri di correttezza, competenza e saggezza qual è quello di Enrico de Nicola, che nella difesa dei diritti, non arte retorica ma impegno civile, hanno trovato la forza per affrontare le stagioni difficili della vita del Paese”.
Ma nessun rappresentante dell’avvocatura ha voluto ricordare quanto il Prof. De Nicola affermasse a proposito dell’ accesso alla professione “Sono vissuto per quasi mezzo secolo nella scuola; ed ho imparato che quei pezzi di carta che si chiamano diplomi di laurea, certificati di licenza valgono meno della carta su cui sono scritti. Per alcuni - vogliamo giungere al 10 per cento dei portatori di diplomi? – il giovane vale assai di più di quel che sta scritto sui pezzo di carta od, almeno, del pregio che l'opinione pubblica vi attribuisce; ma « legalmente » l'un pezzo di carta è simile ad ogni altro e la loro contemplazione non giova a chi deve fare una scelta tra coloro che offrono se stessi agli impieghi ed alle professioni".
Tale pensiero è attualissimo e traccia le linee guida di una seria riforma di questa professione che deve camminare su un doppio binario ovvero accesso governato e successivo concorso unico nazionale per l’immissione programmata nel mercato delle libere professioni; ma anche ampliamento della riserva di competenze esclusive, ed espulsione per coloro che riducono la missione dell’avvocato ad un affarismo speculare.
http://www.iussit.eu/index.php?option=com_content&task=view&id=1425&Itemid=31
Giudizi più cari. Il contributo unificato aumenta del 10%
http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_8723.asp
Nola, tribunale sommerso dalle cause «Colpa di troppi giudici in maternità»
«Vertenze pendenti anche da 10 anni: insostenibile»
La maternità è un diritto che non può essere messo in discussione. Però se troppi magistrati giovani si susseguono per anni in un unico tribunale, i processi - proprio per la maternità - si fermano e le cause, di conseguenza, si accumulano. Fino alla paralisi quasi totale dell'istituzione. Questa è la storia della sezione lavoro del tribunale di Nola, che ha un'importanza strategica sul territorio: si occupa delle cause di lavoro riguardanti grandi fabbriche come la Fiat, l'Alenia e grossi centri commerciali come il Vulcano Buono e il Cis di Nola. Un presidio che ha competenza su controversie previdenziali e trattamenti pensionistici per malati oncologici. Una parte di questi malati abita nel cosiddetto «triangolo della morte» (Acerra, Nola e Marigliano) e ha contratto gravi malattie legate all’inquinamento. Situato in un’area del genere, il tribunale certamente non ha poco lavoro da smaltire, «eppure da quando è stato aperto nel ’94 non ha mai funzionato a pieno regime fino ad arrivare alla semi-paralisi attuale». A denunciarlo è l’Associazione avvocati previdenzialisti del Foro di Nola.
Uno dei suoi membri, Francesco Riccardo, fa un quadro della situazione: «Su sette giudici tre sono in maternità, uno è in astensione facoltativa, uno è in ferie, uno è un applicato sottratto da un'altra sezione del tribunale per ricoprire il ruolo di uno di loro, ma attualmente è in ferie. Un solo giudice dunque lavora regolarmente con circa 30000 cause pendenti complessivamente accumulate – prosegue Riccardo– I rinvii sono stati continui e adesso si sono bloccati anche quelli. Ci vorrebbe il doppio dei giudici che abbiamo. Così non si possono tutelare gli interessi dei cittadini e in particolare delle classi più povere: operai, disoccupati, malati ed invalidi».
I dati della cancelleria: ogni anno vengono iscritte al ruolo 8000 nuove cause. Quasi 5000 quelle da smaltire complessivamente per ogni giudice. Circa 2 anni per la fissazione della prima udienza, una media di 5 anni per arrivare alla sentenza definitiva. Ci sono casi di rinvii che durano da più di dieci anni, talvolta i ricorrenti sono deceduti nel frattempo. Ma cosa ha determinato questo stato? Un circolo vizioso. Tutti i giudici che hanno preso servizio a Nola dal '99 sono state donne al loro primo ruolo. Questo significa che sono state giudici giovani, le quali spesso hanno avuto gravidanze contemporaneamente proprio come i giudici attuali. Alcune sono andate in maternità più volte. Inoltre, fino ad ora tutti i giudici che hanno lavorato a Nola hanno chiesto il trasferimento dopo tre anni. Conseguenza? La nomina ogni volta di nuovi magistrati e il susseguirsi di maternità ricomincia. «Il punto - spiega l’avvocato Francesco Riccardo – è che in questo tribunale non vengono nominati magistrati donne in età più avanzata o magistrati uomini. Non mettiamo in discussione un diritto fondamentale delle donne come la maternità, ma quest’anno sono state portate a termine solo il 20 per cento delle cause iscritte al ruolo, è una situazione insostenibile». Aggiunge Riccardo: «Non capisco perchè una causa al Tribunale di Napoli o di Torre Annunziata, in media, duri 15 mesi e il Tribunale di Nola non sia messo in condizioni di fare altrettanto. Eppure tutti e tre i tribunali fanno parte del Distretto della Corte d’appello di Napoli». Da qui partono i due appelli di Lucia Casaburo, Presidente dell' Associazione Avvocati Previdenzialisti del Foro di Nola, diretti rispettivamente al Csm e al Ministro della Giustizia Alfano: «Si rendano conto della gravità della situazione. Siamo sovraccarichi di lavoro. Questi continui rinvii d’ufficio e questi ruoli congelati inoltre comportano un movimento continuo dei fascicoli che alla fine, in alcuni casi, finiscono fuori posto o si perdono».
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/8-luglio-2010/nola-tribunale-sommerso-causecolpa-troppi-giudici-maternita-1703350188803.shtml
l tribunale ordina di eliminare il sovraffollamento a Poggioreale
Si torna a parlare del problema "sovraffollamento" nel carcere e, in particolare, in quello di Poggioreale, solo che a farlo stavolta, e per la prima volta, è un tribunale di sorveglianza che "dà ordine a un carcere di rientrare nella legalità" in base al ruolo che gli viene attribuito dall'ordinamento penitenziario.
L'iniziativa del presidente del tribunale di Sorveglianza di Napoli che si riferisce soprattutto al carcere di Poggioreale è al centro di una interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Alfano presentata dalla delegazione radicale del gruppo Pd che hanno reso noto l'ordinanza del magistrato partenopeo.
A Napoli il presidente del Tribunale di Sorveglianza Angelica Di Giovanni, "prendendo atto della drammatica situazione degli istituti di pena della Corte di appello di Napoli - si legge in una nota degli esponenti radicali - ha inviato, alle rispettive direzioni, l'ordine di disporre quanto necessario per eliminare l'evidente contrasto tra le condizioni di vita all'interno degli istituti di pena partenopei e le norme vigenti". Con l'ordinanza del 20 aprile 2010 la Di Giovanni ha infatti disposto "che la direzione della Casa Circondariale di Poggioreale si attivi con pronta sollecitudine per eliminare ogni possibile situazione di contrasto con l'articolo 27 della costituzione e con l'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani". Come si legge nell'ordine del tribunale, infatti: "attualmente il numero dei detenuti presenti nella Casa Circondariale di Napoli Poggioreale è di 2.759 a fronte di una capienza di 1.400 unità, ormai quasi il doppio, per cui la situazione è tale da essere oggettivamente, di per sé, possibile fonte di violazione dell'articolo 3 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo". In tali condizioni, "resta difficile assicurare la concreta realizzazione del principio per cui "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". "Notizia delle ultime ore - fa sapere Rita Bernardini, prima firmataria dell'interrogazione - è che il magistrato di sorveglianza di Napoli, dott.ssa Di Giovanni, ha consegnato tutte le carte riguardanti il provvedimento del 20 aprile alla Procura della Repubblica di Napoli, evidentemente spinta dall'inottemperanza degli istituti di pena partenopei all'ordine impartito".
http://www.napolitoday.it/politica/tribunale-napoli-sovraffollamento-carcere-poggioreale.html
Il processo civile accorcia i tempi con l'ausiliario del giudici
L'ausiliario
La novità principale è senza dubbio l'ausiliario, scelto dal giudice tra i nomi inseriti in un apposito albo formato presso ogni tribunale, che avrà il compito di trattare i ricorsi ritenuti prioritari dal presidente del tribunale stesso. Nell'albo possono iscriversi magistrati onorari, avvocati con anzianità di almeno 5 anni, notai (anche a riposo), magistrati ordinari, amministrativi e contabili in pensione, avvocati dello stato in pensione, docenti o ricercatori universitari (anche a riposo). La procedura prevista è simile a quella della media-conciliazione (altro strumento a disposizione per deflazionare il contenzioso): entro 90 giorni dalla sua nomina, l'ausiliario deposita in cancelleria una «proposta di decisione» da comunicare alle parti in causa che hanno 30 giorni per accettarla. Anche qui scatta una norma contro le liti temerarie: nel caso la proposta non venga accettata e il successivo giudizio ordinario si chiuda con un risultato pari a quello della proposta, il giudice può condannare la parte, anche vittoriosa, al pagamento dell'indennità dovuta all'ausiliario e di nuovo al versamento del contributo unificato.
La prova in cancelleria
Una seconda novità riguarda la raccolta delle testimonianze, operazione che potrà essere assegnata al cancelliere. La deposizione potrà essere registrata, ma a spese della parte che ne fa richiesta. In questo caso, il cancelliere dovrà redigere un verbale sintetico da allegare alla registrazione. La trascrizione integrale, necessaria nella successiva udienza, sarà comunque depositata dalla parte che ha chiesto la registrazione.
La sentenza breve
Quadratura del cerchio delle misure è la motivazione breve della decisione presa dal giudice monocratico. Obiettivo è far scrivere al giudice per esteso le sole sentenze che saranno impugnate. Entro 30 giorni dal termine assegnato alle parti per depositare le comparse conclusionali, il giudice fissa con decreto la data di udienza per la pronuncia della sentenza con motivazione breve. Qui il giudice pronuncia la sentenza leggendo il dispositivo con la sommaria elencazione dei fatti più importanti e dei principi di diritto utilizzati. La pubblicazione si intende effettuata con la firma del giudice sul verbale. Chi vuole impugnare la decisione deve richiedere la motivazione estesa.
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-07-07/processo-civile-accorcia-tempi-180103.shtml?uuid=AYHzms5B
Manovra, "ausiliario" al posto dei magistrati in processo civile
Lo propone il governo nell'unico emendamento che ha finora presentato alla manovra correttiva.
L'emendamento prevede che il giudice civile possa nominare, "anche con decreto pronunciato fuori udienza e comunicato alle parti, un ausiliario per la sollecita definizione della controversia".
Gli ausiliari, che potranno sostituirsi al magistrato solo nelle "cause in cui è già stata fissata l'udienza per la precisazione delle conclusioni", dovranno costituirsi in un apposito albo e potranno essere ex magistrati, ex avvocati, ex notai, professori di diritto o anche ricercatori.
La misura rientra nel pacchetto di provvedimenti che il governo intende inserire in manovra per ridurre i procedimenti pendenti.
L'obiettivo è far calare gli indennizzi per l'eccessiva durata dei processi di 53,568 milioni nel 2011, 2012 e 2013.
Tra le misure l'emendamento prevede che "il presidente di ciascun tribunale e di ciascuna Corte d'appello entro il 31 gennaio di ogni anno rediga un programma per la riduzione del contenzioso civile pendente e per l'attuazione nel settore civile del principio di ragionevole durata del processo previsto dall'articolo 111 della Costituzione".
Onorario sotto i minimi, se la causa è semplice.
http://www.telediritto.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1991:onorario-sotto-i-minimi-se-la-causa-e-semplice-&catid=92:angolo-del-professionista&Itemid=100
Tagli, il Tribunale si ingegna
La crisi, a quanto pare, aguzza l'ingegno e, laddove i soldi dello Stato latitano, chi lavora nella pubblica amministrazione deve trovare soluzioni alternative per continuare a svolgere la propria attività. E' quanto succede al tribunale di Treviglio (Bergamo) dove, presso la cancelleria civile, è apparso un annuncio piuttosto singolare. "Al tribunale di Treviglio - si legge sul sito di bergamonews - necessitano i faldoni per l’archivio. Si ringraziano i signori avvocati per la disponibilità all’acquisto".
foto tratta da http://www.bergamonews.it
La richiesta, da parte di funzionari e impiegati del foro, appare evidentemente come uno stratagemma fai-da-te per far fronte ai tagli. Chiedere agli avvocati di mettersi una mano sul cuore, a l'altra sul portafogli, per contribuire all'"alimentazione" della macchina della giustizia.
Il primo firmatario del foglio appeso in cancelleria a Treviglio - si legge su bergamonews - è l’avvocato Giancarlo Pignatelli, presidente del Consiglio comunale della cittadina della Bassa. “Diciamo che questi problemi ci sono da un po’ di tempo – spiega – anche se ultimamente sono più evidenti. E non solo a Treviglio, anche a Bergamo. Ogni tanti ci permettiamo di fare dei regali allo Stato, dai, prendiamola così. Ci portiamo dagli studi fogli, graffette, faldoni".
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo483530.shtml
Troppe procure sulle stesse utenze
Numeri consistenti che testimoniano la convergenza operativa e investigativa di molte indagini verso i medesimi soggetti e gruppi criminali.
Il trend è in crescita: il numero delle segnalazioni è passato dalle 896 del 2005, alle 1096 del 2006, alle 1.163 del 2007, alle 1.230 del 2008. Nell'ultimo periodo analizzato il fenomeno è esploso.
Talvolta le attività intercettative si sovrappongono casualmente (per una sola utenza); in altri casi la coincidenza dei bersagli è costante nel tempo, a conferma di un medesimo filone investigativo esplorato simultaneamente da varie procure.
La Direzione nazionale antimafia fa quel che può: ha le mani legate dalla legge e può solo confidare sulla collaborazione dei magistrati antimafia in tutta Italia. «Resta il problema – scrive infatti Cisterna - di individuare un correttivo che, al di là delle buone prassi e dell'atteggiamento cooperativo e comprensivo dei magistrati delle procure interessate, formalizzi il ruolo svolto dalla Direzione nazionale antimafia nel settore della segnalazione di doppie intercettazioni sulla medesima utenza».
Nell'ultimo periodo analizzato, a dare il buon esempio nel coordinamento sono state innanzitutto le Direzioni distrettuali antimafia del Sud, con Napoli, Catania e Catanzaro. Al Nord, invece, la situazione appare più critica. In particolare a Milano. Il sostituto procuratore nazionale antimafia Roberto Pennisi lo ha scritto anche nell'ultima relazione sul distretto della Corte di appello di Milano consegnata a Grasso. «A fronte del numero totale di 474 doppie intercettazioni dello scorso anno, di cui 367 doppie intercettazioni tra la Procura della Repubblica di Milano ed altri uffici di procura in Italia e 107 all'interno del medesimo Ufficio milanese – scrive Pennisi - nel periodo preso in considerazione il numero totale è stato di 493, di cui 370 quelle tra Milano e altri uffici e 123 quelle verificatesi all'interno della stessa Procura...Preoccupante è senz'altro l'aumento del numero delle doppie intercettazioni interne, che era già elevatissimo lo scorso anno, e nel corrente vede un ulteriore incremento che porta al 25% la percentuale sul numero complessivo. Ed il dato è ancora più allarmante se si considera che il fenomeno patologico riguarda soprattutto le indagini in tema di narcotraffico, che invece sono diminuite come numero di iscrizioni, e non invece quelle sulle associazioni mafiose che invece, come visto, sono aumentate. Invero è rarissimo, se non addirittura impossibile, che indagini di tale ultima specie possano portare a convergenze investigative all'interno del medesimo Ufficio».
Sconsolate le conclusioni di Pennisi: «È inutile ripetere, a questo punto, che sarà sempre tardivo un intervento all'interno dell'Ufficio milanese che valga a porre rimedio all'inconveniente, la cui soluzione, in realtà, non sarebbe particolarmente impegnativa, specie in un periodo storico, quale quello attuale, in cui l'eccessivo numero di intercettazioni, sia telefoniche che ambientali, allarma, a torto o a ragione, la collettività».
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-05-30/troppe-procure-stesse-utenze-160300.shtml?uuid=AY1uOauB#continue
Studi legali di piccole dimensioni: marketing e organizzazione
Lo scenario economico, politico, legislativo e
sociale nel quale si muovono le professioni - e in particolare gli avvocati
- sta registrando da diversi anni a questa parte tutta una serie di mutamenti
che sta con crescente forza spingendo verso una più intensa competitività del
mercato. Tali mutamenti si riferiscono ad una crisi ormai consolidata del
modello ordinistico, all'abolizione delle tariffe minime, all'introduzione del
patto quota lite, all'apertura a società multiscipilnari di professionisti (per
citarne alcuni) che, insieme ad una crescita esponenziale del numero degli
avvocati, alla presenza sempre più diffusa di studi internazionali sul nostro
territorio, alla concorrenza perpetrata anche da altre figure professionali su
alcune tematiche (un esempio su tutti, il commercialista nella tutela in sede di
contenzioso tributario), ed insieme anche ad una maggiore complessità delle
prestazioni richieste dai clienti e ad un cliente oggi più preparato, più
consapevole, più esigente e, se vogliamo, anche più spregiudicato (disinvolto)
(rispetto anche alla percezione sociale della figura dell'avvocato) impone
agli studi legali di affiancare alla professionalità e alla competenza giuridica
dell'avvocato una capacità di organizzare, gestire e strutturare lo studio
legale affinché questi possa non solo raggiungere obiettivi di efficacia (la
soddisfazione del cliente) ma anche obiettivi di efficienza, in termini non solo
di contenimento dei costi ma anche di gestione del know how. La
questione è: come stabilire il giusto equilibrio tra la massimizzazione della
soddisfazione del cliente e (per quanto inelegante possa apparire a taluni), la
massimizzazione del profitto dello studio legale.
Queste considerazioni non valgono naturalmente solo per gli studi legali di
grandi dimensioni che evidentemente hanno maggiori risorse e maggiori capacità
di spesa che consentono loro non solo di potersi rivolgere ad una consulenza
specializzata ma anche, in molti casi, di assegnare ad una figura interna allo
studio il ruolo di responsabile di marketing a tempo pieno o di managing
partner. Quanto detto vale anche, fatte le opportune proporzioni, per gli
studi di piccole dimensioni che in effetti costituiscono la fascia più numerosa
del mercato degli studi legali italiani.
L'organizzazione dello studio legale
È evidente che per far funzionare un qualsiasi tipo di organizzazione
(sia essa un'azienda, una comunità, uno studio professionale) è indispensabile
che processi, azioni e persone siano ben coordinati tra loro. Per fare
questo abbiamo bisogno di stabilire delle precise regole di funzionamento e poi
vigilare sulla corretta applicazione di queste regole. È necessario quindi
immaginare una soluzione, una strategia organizzativa che coniughi l'obiettivo
finale della soddisfazione del cliente, che rimane la principale ragion d'essere
dello studio, con gli obiettivi di efficienza e di economicità dello studio in
una logica di coordinamento di tutte quelle attività che concorrono alla
realizzazione della prestazione finale e di misurazione dei risultati prodotti.
Tale soluzione organizzativa è ben rappresentata da una gestione dello studio
secondo la logica dell'approccio per processi. Una gestione per processi
consente una sistematica pianificazione, attuazione, verifica
e correzione o consolidamento delle attività eseguite all'interno
di ciascun processo e quindi permette al titolare dello studio di presidiare,
gestire e monitorare costantemente i fattori critici e di successo che
interessano trasversalmente tutte le aree operative coinvolte nella
realizzazione e nell'erogazione della prestazione professionale finale.
Innanzitutto occorre precisare che per definire una qualunque metodologia
organizzativa è necessario avere ben chiaro “ciò che si fa” ossia individuare
quei processi su cui si fonda l'operatività dello studio per poter poi
individuare quali sono i cambiamenti che è possibile e opportuno introdurre. Una
volta chiara la mappa dei processi dello studio, questi dovranno essere
descritti nei loro elementi caratterizzanti. Si tratta in estrema sintesi di
stabilire, per ognuno dei processi individuati:
- cosa si fa
- chi lo fa
- come lo si fa
- (entro) quando lo si fa
I benefici di un approccio per processi sono
fruibili anche da uno studio legale di piccole dimensioni nel quale
evidentemente tanto i processi cosiddetti primari (di realizzazione del
servizio) quanto quelli secondari (di supporto alla realizzazione del servizio,
come l'attività di reception/accoglienza cliente, la gestione degli
archivi informatici e cartacei della pratica, l'attività di parcellazione, e
via di seguito), in tutto o in parte, fanno sempre capo al titolare.
Organizzare uno studio significa infatti formalizzare le regole organizzative e
operative necessarie a gestire in forma controllata e non improvvisata le
attività di studio e a identificare in tempo utile eventuali criticità, carenze,
inefficienze per apportare gli opportuni correttivi.
Questa rivisitazione in chiave strategica della struttura organizzativa dello
studio non richiede significativi investimenti se non in termini di impegno e
fiducia nel progetto da parte del titolare al quale è richiesta una riflessione
su come intende governare le proprie attività non solo in termini di esecuzione
del mandato ma anche di maggiore efficienza ed economicità dell'organizzazione
del proprio lavoro.
Il marketing legale
Lo studio legale dovrebbe riflettere inoltre sull'opportunità di adottare
adeguate strategie di marketing, al fine di evitare di trovarsi, in un
futuro ormai prossimo, impreparati a sfide del mercato sempre più stringenti sul
piano della concorrenza.
Sul tema, storicamente nella cultura dell'avvocato - ma potremmo dire delle
libere professioni in genere - si è stratificata una serie di pregiudizi
rispetto all'applicabilità di concetti di natura aziendalistica alla realtà
professionale. Non solo, nel suo percorso di studi non sono contemplate materie
di stampo manageriale o aziendale che gli abbiano fornito le nozioni e gli
strumenti per affrontare con familiarità la materia.
Volendo dare una definizione sintetica di marketing applicato alla professioni
forense, potremmo affermare che per marketing legale intendiamo una
disciplina che pone al centro il cliente e che, sia sul piano strategico che
operativo, orienta in maniera consapevole e strutturata le decisioni e gli
obiettivi di permanenza o crescita sul mercato cui si rivolge lo dello studio.
E' parte di una strategia di mercato che può definirsi proattiva, che induce lo
studio ad abbandonare un approccio passivo in favore di un ruolo propositivo nei
confronti dei bisogni del mercato.
La pianificazione di marketing passa attraverso fasi distinte e consequenziali
che qualsiasi studio, anche lo studio di dimensioni ridotte che può contare su
risorse, umane ed economiche, limitate può affrontare. Vediamole nel dettaglio.
L'analisi di mercato
In una prima fase, lo studio legale dovrà provvedere alla raccolta di dati
e informazioni che gli consentano di definire le caratteristiche del mercato nel
quale opera, di identificarne le tendenze predominati e di decifrare i
comportamenti dei soggetti che a vario titolo vi partecipano.
Uno studio di piccole dimensioni che non ha le risorse per affrontare una
ricerca di mercato complessa, potrà basare le proprie riflessioni sui
riflessi delle tendenze sociali (aumento dell'immigrazione, per esempio),
economici (crisi di un certo settore), demografici (l'invecchiamento della
popolazione, ad esempio) e politici (riforme della giustizia, per esempio)
rilevabili, banalmente, da riviste di settore (proprio o dei propri clienti).
In un secondo momento dovrà procedere all'analisi della concorrenza, il
cui scopo è quello di capire chi sono i propri concorrenti, quali
caratteristiche li caratterizzano, quale grado di visibilità hanno, che tipo di
approccio praticano in termini di tariffe applicate, ecc. Anche in questo caso,
non è indispensabile ricorrere a strumenti particolarmente sofisticati per
raccogliere questo genere di informazioni, è sufficiente verificare quanto
compiuto dai propri concorrenti in termini, ad esempio, di partecipazione a
seminari e convegni, di localizzazione e di arredo dello studio, di modalità di
risposta al telefono, di grafica della documentazione in uscita, di
presenza/assenza di un sito web, ecc. Per quanto banali possano sembrare, sono
comunque informazioni sulle quali è possibile fare utili riflessioni in termini
di differenziazione.
L'analisi della domanda
L'attenzione a questo punto va quindi spostata sull'analisi dei
bisogni, delle aspettative e delle esigenze dei clienti (attuali e potenziali).
Si tratta di indagare i comportamenti cosiddetti di acquisto
delle prestazioni professionali da parte dei clienti, di comprendere quindi i
meccanismi che inducono questi a rivolgersi a quello o a quell'altro avvocato.
Lo sguardo va indirizzato tanto all'esterno dello studio quanto all'interno.
Nel primo caso si tratta di capire quali sono le principali tendenze di mercato
mentre per quanto riguarda i clienti attuali dello studio, sui quali ci
soffermeremo con maggiore dettaglio, due sono gli strumenti più facilmente
praticabili: l'analisi della percezione del cliente rispetto alla
capacità dello studio di soddisfare le sue aspettative (che non si esauriscono
nella vincita della causa) e l'analisi di alcuni dati interni che
qualunque studio può reperire dalla propria contabilità. Per quanto riguarda il
primo aspetto, non è affatto necessario ricorrere a metodologie eccessivamente
complesse o costose, è sufficiente un breve colloquio con il singolo cliente,
anche al termine della singola causa, per raccogliere le informazioni
necessarie a comprendere in quale misura il cliente si ritiene soddisfatto e
quali sono gli aspetti rispetto ai quali ritiene deluse le sue aspettative. Gli
aspetti che dovranno essere indagati in questa fase potrebbero essere la
fedeltà (il cliente si rivolgerà allo studio per altri incarichi?), il
passaparola (il cliente consiglierà lo studio ad altri soggetti?), quali sono
gli aspetti che migliorerebbe?. Una attenta riflessione andrà fatta sul numero e
sulla tipologia di clienti da intervistare: tutti i clienti? i clienti migliori
in termini di partecipazione al fatturato? i nuovi clienti acquisiti nell'ultimo
anno? i clienti persi? Va rilevato che l'indagine porterà con sé non solo dati
utili allo studio per impostare una strategia di marketing ma anche un'opportunità
di rafforzamento della relazione con il cliente che apprezzerà l'interesse
rivoltogli dal suo avvocato.
Ulteriori analisi possono essere fatte sulle informazioni di cui lo studio è già
in possesso. Sotto il profilo economico, per esempio, potrebbe essere
interessante analizzare il fatturato: quali sono i clienti che apportano
maggiore fatturato allo studio? in quale misura lo studio dipende da quel
cliente o da quell'area di affari, sempre in termini di fatturato? qual è il
tempo medio di incasso per cliente? quante ore sono state dedicate a quel
cliente e quante sono state le ore effettivamente fatturate? O ancora, quali
sono i tempi di incasso effettivi, la puntualità dei pagamenti o la differenza
tra quanto è stato notulato e poi effettivamente incassato? Da queste
informazioni è possibile trarre alcune dati utili circa la praticabilità e la
convenienza di operare alcune scelte strategiche a discapito di altre.
Un ulteriore area d'indagine può essere rappresentata dal settore al
quale i clienti dello studio appartengono o dall'area geografica
maggiormente servita: è un dato sul quale è possibile fare delle riflessioni, ad
esempio rispetto alla presenza di altri competitor o rispetto alla convenienza
ad indirizzare o meno in quella direzione le proprie energie e le proprie
risorse.
E' evidente che reperire dati di questo tipo è un'operazione alla portata di
qualunque studio, a prescindere dalle dimensioni o dalla inclinazione del
singolo a materie economiche o manageriali.
I dati così raccolti potrebbero utilmente essere
rappresentati in una tabella che si propone di seguito.
| Nome e Cognome | Area geografica | Professione/ settore | Prestazione erogata | Fatturato annuo | % fatturato sul | tempi medi di | Reclami |
1 |
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2 |
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3 |
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4 |
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A questo punto lo studio dovrebbe passare ad indagine auto conoscitiva,
ossia un'analisi delle proprie risorse, in termini di personale, disponibilità
finanziarie, struttura e di competenze specifiche. Lo scopo è quello di valutare
i punti di forza e di debolezza dello studio attuali e di adoperarsi, in
maniera consapevole, per potenziare i vantaggi differenziali e trasformare i
difetti in un'occasione di miglioramento.
PUNTI DI FORZA | PUNTI DI DEBOLEZZA | ||
Risorse umane | Esperienza |
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Puntualità |
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Spirito di squadra |
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Fedeltà allo studio |
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..... |
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Competenze specifiche | Diritto societario
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Arbitrati |
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Diritto fallimentare |
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Diritto tributario |
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....... |
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Uffici | Posizione |
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Arredamento |
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Orario di apertura |
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Organizzazione | Comunicazione interna |
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Distribuzione carichi di lavoro |
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Tecnologia |
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....... |
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Risorse economiche | Margini di profitto |
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........... |
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Clientela | Fidelizzazione |
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Passaparola |
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..... |
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Segmentazione - Targeting - Posizionamento
Sulla base delle analisi svolte e delle considerazioni che ne sono
conseguite, lo studio deve identificare a quali clienti
intende rivolgersi e quali servizi proporre. La prima fase di questo processo
consiste nel segmentare il mercato di riferimento, ossia nel suddividere
l'universo dei propri clienti (o potenziali tali) in gruppi di persone, ognuno
dei quali accoglie soggetti accomunati da una o più caratteristiche.
Per esempio, è possibile segmentare per età, professione, zona geografica,
tipologia di benefici richiesti dal cliente. Anche in questo caso non è
necessario ricorrere ad analisi particolarmente complesse o a rappresentazioni
grafiche particolarmente sofisticate, potrebbe essere sufficiente predisporre un
elenco delle categorie di clienti sulla base di criteri considerati d'interesse
per lo studio:
| Beneficio richiesto dal cliente | Servizio dello studio | Settore/ professione | Fascia di età | Ara geografica | Reddito |
Segmento A | Consulenza presso la propria sede | Area diritto tributario | Imprenditore | 40 - 55 anni | Veneto | > 500.000 |
Segmento B | Cura della relazione umana | Area diritto di famiglia | Donne | > 50 anni | Milano | < 50.000 |
Segmento C | .... | .... | .... | .... | .... | .... |
Le informazioni possono essere reperite dai dati storici dello studio facenti
riferimento ad un determinato arco temporale (ad esempio, gli ultimi 10 anni).
Pur non avendo una rilevanza statistica significativa può comunque offrire
spunti di riflessioni utili su quanto è già stato fatto dallo studio e su quanto
è possibile/conveniente fare in futuro per ottimizzare le proprie risorse.
Fatto questo, il passo successivo consiste nel selezionare quei segmenti di
mercato ai quali lo studio ritiene opportuno rivolgersi date le potenzialità di
quella fetta di mercato e date le effettive capacità dello studio di poterne
soddisfare le esigenze (ossia definire il proprio target). Ad esempio, il
segmento delle PMI della regione Veneto. La scelta di un target, che avvenga in
funzione delle prestazioni professionali che intende offrire e delle effettive
capacità, è indispensabile per lo studio di dimensioni ridotte perché consente
di non disperdere le proprie energie e le proprie risorse in un mercato
indifferenziato nel quale far fronte alla concorrenza diventa pressoché
impossibile.
Infine, lo studio dovrà definire il proprio posizionamento, ossia dovrà
scegliere come porsi affinché il cliente lo distingua dagli altri studi
legali già presenti su quel segmento. Si tratta insomma di far capire chi si è
(la propria storia, la propria cultura, il proprio approccio alla relazione con
il cliente) di che cosa lo studio si occupa (quali servizi si presta), a quali
clienti ci si rivolge (per area professionale, per area geografica, per
dimensione), quali sono i vantaggi che i propri servizi sono in grado di
garantire.
Le strategie saranno formulate secondo il tipo di vantaggio competitivo
che si intende perseguire: potrà dunque trattarsi di una strategia di leadership
di costo (offrire servizi standard a prezzi bassi), di differenziazione
(garantire un'attenzione accurata ad una certa componente del servizio - ad
esempio la tempestività di risposta- che altri non possono garantire) o di
focalizzazione (rivolgere i propri servizi ad un unico segmento del mercato, ad
esempio specializzarsi nel diritto di famiglia).
Implementazione
A questo punto è giunto il momento di nel mettere in atto quanto stabilito.
Si tratta insomma di mettere in pratica quanto stabilito per conseguire gli
obiettivi stabiliti, di scegliere le azioni e gli strumenti più opportuni e che
dovranno riguardare la composizione del proprio portafoglio-servizi e i
contenuti della prestazione, la politica dei prezzi, le modalità di erogazione
del servizio (che comprende tanto lo spazio fisico quanto la relazione con il
cliente) e le modalità di comunicazione (che insieme costituiscono il cosiddetto
marketing mix).
Nulla di complicato nemmeno in questo caso. Riportiamo di seguito un esempio di
un piano di attuazione della strategia di marketing che potrà essere adattato a
seconda delle risorse e dei tempi effettivamente disponibili.
Obiettivo | Azione | Costo atteso | Redemption attesa | Data limite per | Risultato |
Maggiore visibilità sul mercato giovane | Realizzazione di un sito web interattivo | Da preventivo tecnico | Aumento del 20% della richiesta di | entro l'anno |
|
Comunicare la propria area / | Partecipazione incontri di settore del cliente | Costo opportunità del tempo dedicato | Un cliente nuovo per incontro | entro l'anno |
|
Migliorare l' immagine dello studio | Definizione della grafica e dello stile dei documenti (carta intestata, buste, biglietti da visita, brochure, ...) | Da preventivo tecnico | Maggiore soddisfazione espressa dai | entro l'anno |
|
..... | ..... | ..... | ..... | ..... | ..... |
Abbiamo in questa sede voluto proporre una panoramica generale dei concetti
relativi all'organizzazione e al marketing nell'ambito di uno studio legale,
fornendo alcuni esempi di come possano trovare applicazione alcuni di questi
concetti in studi che, per le dimensioni e le conseguenti ridotte capacità di
investimento sul progetti particolarmente complessi, non hanno ritenuto di
avvicinarsi alla materia. In un prossimo intervento ci proponiamo di entrare con
maggiore dettaglio nelle problematiche tipiche e più ricorrenti di uno studio
legale e di fornire alcune indicazioni pratiche per la loro risoluzione e
quantomeno per il loro contenimento.
fonte http://avvocati24.ilsole24ore.com/EsplosoIntervista.aspx?Identificativo=11640879&IdFonteDocumentale=5