Il presidente del Cnf Guido Alpa è intervenuto alla 9° Conferenza nazionale della Cassa nazionale di previdenza forense a Baveno. “Purtroppo l’avvocatura non può contare in una organizzazione di tipo confindustriale. E sta subendo attacchi ideologici da responsabili di istituzioni e dai vertici di rappresentanze imprenditoriali”.
Roma. “L’avvocatura fa paura perché il suo ruolo nel paese è rilevante e molto elevato. Forse proprio per questo che, nel momento in cui si appresta a raggiungere una riforma che punta a rafforzarne qualità e autonomia, sta subendo, insieme a tutto il comparto delle professioni, una campagna informativa di denigrazione che mira a dare una rappresentanzione disgustosa del modo in cui il professionista partecipa alla vita economica e istituzionale del paese”. E’ quanto ha consegnato alla riflessione dell’avvocatura, riunita in questi giorni a Baveno per la 9° Conferenza nazionale della Cassa di previdenza forense, il presidente del Cnf Guido Alpa, citando le ultime uscite di responsabili di istituzioni, di vertici di rappresentanze imprenditoriali, di commentatori che utilizzano “ideologicamente” parole come concorrenza e liberalizzazioni. “C’è da chiedersi quali interesse vuole difendere chi attacca”.
Eppure, ricorda Alpa, i professionisti rappresentano il 3,3% del comparto produttivo del paese partecipando per il 12,50% al Pil nazionale. “Senza poter contare su alcun incentivo, beneficio etc. Ed ha sempre dovuto autoalimentarsi. L’avvocatura è autosufficiente e l’unico privilegio, se così si può dire, che può vantare è che ha un sistema disciplinare riconosciuto come funzione giurisdizionale speciale”. Alpa, esprimendo “viva congratulazioni” al presidente della Cassa Marco Ubertini, ha salutato con favore l’approvazione della riforma previdenziale forense, “all’insegna della trasparenza, dell’efficienza e della solidarietà, che è uno dei valori principali che l’avvocatura esprime non solo verso chi va in pensione ma anche verso le generazioni future”.
Il varo di questa riforma è considerato di buon auspicio per l’altra riforma, quella dell’ordinamento forense, che entrata nel vivo sta subendo gravissimi attacchi. “Ad un certo punto, la parola liberalizzazione è stata applicata anche alle professioni e si è cominciato a parlare della necessità di eliminare i supposti ostacoli al loro libero svolgimento. Ricordo che l’Autorità Antitrust ha cominciato a parlare dell’esame di stato come un ostacolo da rimuovere, ma senza evidentemente riflettere sulla circostanza che esso ha un chiaro ancoraggio costituzionale nell’articolo 33. Secondo l’Antitrust, non avremmo diritto di autoregolarci e di esercitare il controllo deontologico interno”.
Eppure l’avvocatura svolge un servizio, partecipa al funzionamento della giurisdizione. La riforma della professione, ora in aula al senato, “non è corporativa. Punta a imporre sacrifici ai legali, come l’obbligo di assicurazioni obbligatoria, l’obbligo di formazione continua; punta a garantire una maggiore qualità della prestazione tramite regole di accesso più stringenti, tariffe minime vincolanti che svolgono anche una funzione di evitare sperequazioni tra clienti potenti e comuni cittadini, un controllo deontologico più stringente”.
La riunione di ieri con il ministro della giustizia Alfano lascia intravedere speranze visto che i principi nei quali la riforma delle professioni sarà inquadrata coincidono con quelli della riforma forense. “Il nostro compito istituzionale è anche quello di difendere il progetto perché si sta facendo delle parole modernità e concorrenza un uso ideologico”. Alpa ha chiuso il suo intervento con due inviti all’avvocatura: impegnarsi anche per difendere l’università e rimanere fedeli all’etica dell’avvocato, pur nella crisi economica e negli attacchi subiti, per superare le difficoltà del momento.