Nella manovra anticrisi varata la scorsa settimana è stato inserito anche il mini-condono sulle multe per violazioni del Codice della Strada: si può aderire pagando la multa iniziale più un piccolo interesse e riguarda tutte le contravvenzioni elevate fino al 31 dicembre 2004, comprese quelle per le quali è già stata emessa l’ingiunzione di pagamento.
Il provvedimento si giustifica in previsione del rischio che molte di queste, scaduti i cinque anni, cadrebbero in prescrizione. I cittadini, in questo modo, potranno estinguere il loro debito senza il pagamento degli interessi ma con un tasso del 4% per l’agente di riscossione a titolo di rimborso.
L’iniziativa di questo nuovo condono è del neo-assessore al Bilancio di Roma, Maurizio Leo. In effetti è proprio il Campidoglio a dover gestire l’arretrato più imponente. Ogni anno, infatti, il comune di Roma riesce a riscuotere poco meno del 50% delle sanzioni accertate, e sulla base dei bilanci si può stimare una somma “condonabile” intorno ai 300 milioni di euro.
Ma se tutti i sindaci faranno partire la sanatoria, potranno essere coinvolte multe per 1,4 miliardi di euro.
Numeri alla mano, secondo una stima de Il Sole 24 Ore, complessivamente nelle città italiane una multa su tre si perde per strada e i verbali che non arrivano al pagamento aprono buchi profondi in quello che è diventato negli anni un pilastro per i conti comunali. Gli ultimi tre certificati consuntivi dei comuni capoluogo disegnano bene i margini del problema: tra 2005 e 2007 i sindaci delle città hanno accertato entrate per 2,65 miliardi di euro, ma sono riusciti a far pagare agli automobilisti poco meno di 1,9 miliardi. Da qui dunque l’idea del condono.
Tuttavia non tutti i Comuni d’Italia sono d’accordo con questo provvedimento: Napoli e Roma sono soddisfatti. Gli assessori al bilancio di Milano e Bologna sono, invece, contrari al provvedimento perché secondo loro "penalizzerebbe tutti quei cittadini onesti che pagano regolarmente le sanzioni e inoltre questo genere di misure alimenterebbe la sfiducia dei cittadini verso la politica".
Una soluzione, questa del condono, che potrebbe allievare almeno in parte la spinosa questione delle multe-pazze che negli ultimi anni sono state elevate nei confronti di migliaia di automobilisti. E in prima linea su questo fronte ci sono le associazioni dei consumatori che ora reclamano ad alta voce il rimborso dei pagamenti di multe, in scia all’emissione di avvisi di pagamento errati ed illegittimi, che erano già stati onorati in passato. “Troppo spesso - dichiara l’Adiconsum - il Codice della Strada è utilizzato dai Comuni per fare cassa”.
L’associazione ricorda, così, agli automobilisti come, nel caso di ricezione di avvisi di pagamento per multe ingiuste, si possa presentare ricorso al Giudice di Pace oppure al Prefetto entro un termine massimo di sessanta giorni dalla notifica.
Invece, in generale l’attuale procedimento per contestare una multa prevede che entro 150 giorni la contravvenzione debba essere notificata al proprio domicilio, altrimenti cade in prescrizione. Poi, entro 60 giorni dal ricevimento della notifica, la multa dovrà essere pagata. Se, invece, ritenuta ingiusta si potrà presentare ricorso che - con relativa documentazione - va presentato al Prefetto o al Giudice di Pace. Ma nel caso di presentazione del ricorso al Prefetto, se la multa è confermata, la sanzione raddoppia.
Nel ricorso presentato è opportuno richiedere di essere ascoltati in modo da poter esporre in prima persona le motivazioni del ricorso stesso ai sensi dell’art. 203 del Codice della Strada. Il non accoglimento della richiesta (assenza di risposta) può essere motivo per invalidare la sanzione.
Infine, sulla lettera di notifica deve essere presente il nome del Responsabile del procedimento (legge 241/1990 sulla Trasparenza degli atti amministrativi). In caso contrario si può richiedere l’annullamento della sanzione. Trascorsi 30 giorni senza ricevere risposta a tale richiesta, sarà possibile sporgere denuncia per omissione di atti d’ufficio.
fonte leonardo
Il provvedimento si giustifica in previsione del rischio che molte di queste, scaduti i cinque anni, cadrebbero in prescrizione. I cittadini, in questo modo, potranno estinguere il loro debito senza il pagamento degli interessi ma con un tasso del 4% per l’agente di riscossione a titolo di rimborso.
L’iniziativa di questo nuovo condono è del neo-assessore al Bilancio di Roma, Maurizio Leo. In effetti è proprio il Campidoglio a dover gestire l’arretrato più imponente. Ogni anno, infatti, il comune di Roma riesce a riscuotere poco meno del 50% delle sanzioni accertate, e sulla base dei bilanci si può stimare una somma “condonabile” intorno ai 300 milioni di euro.
Ma se tutti i sindaci faranno partire la sanatoria, potranno essere coinvolte multe per 1,4 miliardi di euro.
Numeri alla mano, secondo una stima de Il Sole 24 Ore, complessivamente nelle città italiane una multa su tre si perde per strada e i verbali che non arrivano al pagamento aprono buchi profondi in quello che è diventato negli anni un pilastro per i conti comunali. Gli ultimi tre certificati consuntivi dei comuni capoluogo disegnano bene i margini del problema: tra 2005 e 2007 i sindaci delle città hanno accertato entrate per 2,65 miliardi di euro, ma sono riusciti a far pagare agli automobilisti poco meno di 1,9 miliardi. Da qui dunque l’idea del condono.
Tuttavia non tutti i Comuni d’Italia sono d’accordo con questo provvedimento: Napoli e Roma sono soddisfatti. Gli assessori al bilancio di Milano e Bologna sono, invece, contrari al provvedimento perché secondo loro "penalizzerebbe tutti quei cittadini onesti che pagano regolarmente le sanzioni e inoltre questo genere di misure alimenterebbe la sfiducia dei cittadini verso la politica".
Una soluzione, questa del condono, che potrebbe allievare almeno in parte la spinosa questione delle multe-pazze che negli ultimi anni sono state elevate nei confronti di migliaia di automobilisti. E in prima linea su questo fronte ci sono le associazioni dei consumatori che ora reclamano ad alta voce il rimborso dei pagamenti di multe, in scia all’emissione di avvisi di pagamento errati ed illegittimi, che erano già stati onorati in passato. “Troppo spesso - dichiara l’Adiconsum - il Codice della Strada è utilizzato dai Comuni per fare cassa”.
L’associazione ricorda, così, agli automobilisti come, nel caso di ricezione di avvisi di pagamento per multe ingiuste, si possa presentare ricorso al Giudice di Pace oppure al Prefetto entro un termine massimo di sessanta giorni dalla notifica.
Invece, in generale l’attuale procedimento per contestare una multa prevede che entro 150 giorni la contravvenzione debba essere notificata al proprio domicilio, altrimenti cade in prescrizione. Poi, entro 60 giorni dal ricevimento della notifica, la multa dovrà essere pagata. Se, invece, ritenuta ingiusta si potrà presentare ricorso che - con relativa documentazione - va presentato al Prefetto o al Giudice di Pace. Ma nel caso di presentazione del ricorso al Prefetto, se la multa è confermata, la sanzione raddoppia.
Nel ricorso presentato è opportuno richiedere di essere ascoltati in modo da poter esporre in prima persona le motivazioni del ricorso stesso ai sensi dell’art. 203 del Codice della Strada. Il non accoglimento della richiesta (assenza di risposta) può essere motivo per invalidare la sanzione.
Infine, sulla lettera di notifica deve essere presente il nome del Responsabile del procedimento (legge 241/1990 sulla Trasparenza degli atti amministrativi). In caso contrario si può richiedere l’annullamento della sanzione. Trascorsi 30 giorni senza ricevere risposta a tale richiesta, sarà possibile sporgere denuncia per omissione di atti d’ufficio.
fonte leonardo